La Guerra, le esperienze e la vita in convento hanno plasmato la donna che ha reso l'omonima pasticceria il centro dell'arte pasticcera ericina.

Correva l'anno 1940 e Maria Grammatico vide i suoi primi passi in una Trapani dove la povertà non concedeva alcun lusso.

 

A 11 anni rimasta orfana del padre viene mandata al Convento San Carlo, lì scopre un mondo nuovo, un mondo di clausura, un mondo di duro lavoro.

 

Dopo essere stata al Convento San Carlo per ben 15 anni e dopo aver fatto propria l'arte pasticcera conventuale decide di aprire un piccolo negozietto nel quale far rivivere tutte le conoscenze acquisite attraverso l'apprendistato partendo da "soli tre chili di mandorle", un'inezia.

 

 Lì, in quel piccolo laboratorio, in quel piccolo negozio, aiutata dal fratelli e dalla madre, la Signora Maria Grammatico sperimenta, inventa, crea e, con il tempo, il suo nome e quel suo piccolo laboratorio vengono via via associati alla tradizione pasticcera ericina e trapanese.

 

 

"Dopo la guerra c'era fame, c'era fame veramente. In Sicilia era come ai tempi primitivi. Dove abitavo io mi ricordo che ogni giorno c'era un morto. Ogni giorno!" da Mandorle Amare

 

 

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